Eccoci per la prima volta a Dublino, una città che non ti lascia indifferente e che non smette mai di stupire.

Capitale dell’Irlanda, ma anche della birra, della musica e della letteratura, con una personalità unica e affascinante. Siamo curiosi di scoprirne la storia millenaria, le bellezze architettoniche, la cultura vivace e i suoi innumerevoli pub.

Dublino è una città da vivere a pieno, con il sorriso sulle labbra e una pinta di Guinness in mano.

Ti conquisterà con il suo fascino, la sua allegria e la sua ospitalità. Una volta visitata, non vorrai più andartene. E se ti capita di incontrare una bella ragazza che vende cozze e vongole, ricordati di cantare con lei la canzone Molly Malone, l’inno non ufficiale della città.

In 48 ore abbiamo cercato di gustarcela nei vari, contrastanti, vivaci aspetti che la caratterizzano.

Ecco cosa abbiamo combinato:

Arrivo in centro città alle 15 di sabato, l’ hotel (un dignitoso Premier Inn) è in zona Temple Bar, fatto il check-in siamo pronti a girare.

Un boccone veloce per dare energia: un club sandwich da dividerci e una bella… bottiglietta d’ acqua! Sì… perchè abbiamo scelto l’ unico posto in tutta Dublino che non aveva la licenza per gli alcolici!!!

ST. STEPHEN’S GREEN PARK, IL POLMONE VERDE DI DUBLINO

Se siete alla ricerca di un angolo verde nel cuore di Dublino, non potete perdervi una visita a St. Stephen Green, il parco che racconta la storia, la cultura e la natura di questa splendida città.

Un vero e proprio polmone verde, un’oasi di pace e bellezza a due passi dal caos di Temple Bar.

Il parco pubblico più famoso e frequentato d’ Irlanda si estende su una superficie di circa di 9 ettari

Uno degli elementi più suggestivi è il lago ornamentale, abitato da varie specie di uccelli acquatici

Ed è circondato da un giardino roccioso, dove crescono piante esotiche e fiori colorati. Stavano spuntando i primi Croccus!

Ci sono numerose statue dedicate a personaggi illustri della storia e della letteratura irlandese, tra cui il busto del drammaturgo James Joyce.

Passeggiando per le stradine si possono incontrare scoiattoli eternamente affamati

Pe i Dublinesi ma anche per i turisti è un luogo ideale per rilassarsi, fare passeggiate, un pic-nic o semplicemente per godersi la natura.

LE PORTE COLORATE, UN ARCOBALENO DI STORIE:

Sono un simbolo della capitale irlandese, spiccano tra le facciate sobrie delle case in stile georgiano, regalando contrasti cromatici mozzafiato.

ma perchè le porte di Dublino sono colorate?

Non sono un fenomeno recente ma risalgono almeno al XIX secolo, quando la città era sotto il dominio brittanico. A quel tempo, le case di Dublino erano costruite seguendo delle regole archittetoniche molto rigide che imponevo di usare solo colori scuri e sobri. Le porte quindi erano tutte uguali e grigie.

Così, i Dubliners, noti per il loro spirito ribelle e creativo, non si accontentarono di questa monotonia e decisero di dare un tocco di colore alle loro case, dipingendo le porte con tonalità vivaci e allegre.

Inoltre divennero anche un modo per esprimere la propria personalità, il gusto e anche l’ orientamento politico e religioso.

Oltre le motivazioni pratiche ed estetiche, ci sono anche delle leggende che cercano di spiegarne le origini:

La più divertente rigurda due scrittori vicini di casa, George Moore e Oliver St John Gogarty. Noti e assidui frequentatori di Pub.

Pare che Moore abbia dipinto la sua porta di un verde acceso perché era stufo che Gogarty, quando rientrava a casa, a notte fonda, dopo aver alzato il gomito, continuasse a bussare alla sua porta scambiandola per la propria.

E se a Gogarty hanno dedicato un famoso pub di Temple Bar, la cosa doveva avvenire anche abbastanza di frequente.

A sua volta Gogarty – non si sa se per ripicca o se perché invece abbia apprezzato particolarmente l’idea – decise di dipingere la sua porta di rosso.

Un’ altra leggenda attribuisce l’ origine ad un gesto di protesta contro la regina Vittoria, che in occasione della morte di suo marito Alberto, ordinò a tutti i sudditi di dipingere le porte di nero in segno di lutto.

Gli irlandesi, però, non gradirono questo obbligo e decisero di disobbedire, scegliendo invece colori vivaci e contrastanti per dimostrare il loro disprezzo per la monarchia inglese.

Per chi volesse fare una “caccia al tesoro”, le porte si trovano un pò ovunque ma le più belle da ammirare (dove sono state scattate la maggior parte delle foto) sono nel quartiere georgiano tra Merrion Square e St Stephen Green.

TEMPLE BAR: Dove le Strade Hanno un Nome E Ogni Nome una Storia!”

il quartiere di Temple Bar, uno dei più antichi e carismatici della città. Il luogo ideale per immergersi nella cultura e nell’atmosfera irlandese, tra pub, musica, arte e storia. Ma sapete da dove viene? E quali sono le curiosità che si nascondono tra le sue stradine?

Il nome Temple Bar deriva da Sir William Temple, un nobile inglese che acquistò il terreno nel 1600. Il quartiere si sviluppò come un’area commerciale e artigianale, ma entrò in declino nel 1800, quando fu progettato di costruire una stazione d’autobus al suo posto. Il progetto fu però abbandonato e il quartiere fu occupato da artisti e commercianti, che ne fecero un centro di creatività e innovazione. Nel 1991 Dublino fu scelta come Capitale Europea della Cultura e da allora è diventata una delle attrazioni turistiche più famose della capitale.

E’ sabato sera e il quartiere ricco di locali è invaso da moltissimi giovani e turisti.

Lungo le stradine acciottolate rieccheggia la musica irlandese. Ogni PUB ospita un complesso che suona melodie locali mentre gli avventori ballano o consumano pinte di guiness senza sosta.

Non piove ma non fa nemmeno caldo e fa sempre sorridere vedere le ragazze in canottierina o i ragazzi in short come se fosse una tiepida serata estiva.

The Auld Dubliner. Situato nel cuore di Temple Bar, è un luogo vivace dove trascorrere molte ore, tra una sessione di musica tradizionale e svariate pinte di birra.

Prima di entrare, girate dietro al pub, in Fleet Street, e potrete ammirare un colorato murale dipinto.

Temple Bar è un quartiere da esplorare a piedi, per apprezzarne l’architettura e l’atmosfera. Potete passeggiare lungo il fiume Liffey, che lo divide in due e attraversare il famoso Ha’penny Bridge, il ponte pedonale più antico di Dublino.

Ma sapevate che il Ha’penny Bridge deve il suo nome al pedaggio che si doveva pagare per attraversarlo? In origine, il ponte si chiamava Wellington Bridge, in onore del duca di Wellington, ma la gente lo chiamava Ha’penny Bridge, perché si doveva pagare mezzo penny per passare da una sponda all’altra del fiume. Il pedaggio fu abolito nel 1919.

E tornare indietro per il Millenium Bridge inaugurato nel 2000 per festeggiare l’arrivo del nuovo millennio e da allora è diventato uno dei luoghi più frequentati e fotografati di Dublino. 

 Il ponte ha una forma elegante e minimalista, con un telaio d’acciaio che sembra sospeso sull’acqua. Ti fa sentire parte della storia e della vita di Dublino, una città che sa essere al tempo stesso antica e moderna, tradizionale e innovativa, accogliente e cosmopolita.

Temple Bar ospita anche una piccollissima Chinatown, cresciuta negli ultimi decenni grazie all’ arrivo di studenti e lavoratori dalla Cina continentale.

Senza arco d’ingresso o altre decorazioni tipiche delle altre Chinatown, è comunque un luogo vivace e colorato, dove ogni febbraio si festeggia il capodanno cinese con eventi, spettacoli e sfilate

The Temple Bar Pub: Dove la Musica Incontra la Magia del Whiskey

Nel cuore pulsante di Dublino, dove le strade si intrecciano come le corde di una chitarra, sorge un pub che è più di un semplice locale: è un’istituzione, un palcoscenico, un crocevia di storie. Parliamo di The Temple Bar Pub, un luogo dove il tempo sembra scorrere al ritmo della musica e il whiskey scorre generoso come l’ospitalità irlandese.

Fondato nel lontano 1840, ha visto passare generazioni di dublinesi e viaggiatori da ogni angolo del mondo. Con oltre 450 tipi di whiskey, vanta la più grande collezione d’ Irlanda, un vero paradiso per gli amanti di questo distillato.

Ma non è solo il whiskey a rendere speciale questo pub; è l’atmosfera che si respira tra le sue mura.

Ogni giorno, le sessioni di musica trasformano il locale in un teatro di melodie tradizionali e moderne. Artisti locali e internazionali si esibiscono, condividendo la loro arte e creando un legame indissolubile con il pubblico. È impossibile non sentirsi parte di qualcosa di magico, qualcosa che va oltre una semplice serata fuori.

E poi c’ è lui… The Statue of the lone, unknown drinker, la Statua del bevitore solitario e sconosciuto che dall’ alto sembra invitarti a sorseggiare qualcosa con lui.

Questo non è solo un luogo dove bere e mangiare! E’ un’ esperienza, un viaggio attraverso la cultura e la storia irlandese. È un invito a lasciarsi andare, a celebrare la vita con un bicchiere in mano e una canzone nel cuore.

Quindi, se ti trovi a vagare per le strade di Dublino, lasciati guidare dalla musica e dalla luce calda che filtra dalle finestre di The Temple Bar Pub. Entra e diventa parte della leggenda, perché qui, ogni notte, si scrive un nuovo capitolo della storia della città.

DOCKLANDS: UN VIAGGIO TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE

Un quartiere che danza armoniosamente tra il passato industriale e il futuro digitale. Un tempo cuore pulsante del commercio marittimo, oggi un crogiolo di cultura, tecnologia e intrattenimento.

Una volta zona portuale trascurata, i Docklands di Dublino nel presente sono un simbolo di rinascita e modernità. Questo quartiere che si estende lungo le rive del fiume Liffey è un mix affascinante di storia marittima e innovazione.

La Silicon Docks di Europa

Chiamati affetuosamente “Silicon Docks”, i Docklands sono le arterie pulsanti dell’ industria teconologica mondiale ospitando giganti come Amazon, Google e Facebook .

Ma non lasciatevi ingannare dallo sfarzo tecnologico; qui, tra i grattacieli scintillanti, troverete anche tracce del passato di Dublino.

Un Passato Rivisitato

Passeggiando tra le strade dei Docklands, potreste inciampare nella storia – letteralmente e Bolands Mills ne è l’esempio perfetto, testimoni silenziosi di una storia ricca e complessa.  Questi antichi mulini fulcro dell’ industria panificatrice si stanno trasformando in un simbolo di rinascita e innovazione.

Con vista mozzafiato sulle chiatte del Grand Canal, non sono solo un monumento storico ma anche un progetto ambizioso che mira a rivitalizzare l’ area con la creazione di spazi culturale, residenziali e commerciali.

L’ obiettivo è farlo diventare un punto di riferimento per creativi ed impreditori.

La loro storia è intrecciata con eventi cruciali come la rivolta di Pasqua del 1916, quando furono occupati dalle forze ribelli, cementando così il loro posto nella storia nazionale.

Oggi, i Boland’s Mills si preparano a scrivere un nuovo capitolo, aprendosi a un futuro di possibilità infinite.

L’apertura è prevista quest’anno e possiamo solo immaginare le storie che questi muri racconteranno, le risate che risuoneranno nei suoi corridoi e le innovazioni che nasceranno sotto il tetto.

Architettura che Incanta

L’architettura dei Docklands è un vero spettacolo per gli occhi.

Da edifici storici a meraviglie moderne.

Immaginate un’arpa celtica distesa, le sue corde che vibrano al tocco del vento. Questa è l’essenza del Samuel Beckett Bridge, progettato da Santiago Calatrava, un capolavoro dell’architettura moderna che collega il vecchio al nuovo.

Le Ciminiere di Poolbeg: Giganti Rosse nel Cielo di Dublino

Nella baia di Dublino, dove il fiume Liffey incontra il mare, svettano due giganti rosse che catturano lo sguardo: le ciminiere di Poolbeg. Alte oltre 200 metri, queste torri gemelle non sono solo un punto di riferimento per chi naviga, ma anche un’icona per i dublinesi e i visitatori.

 Fanno parte della centrale elettrica di Poolbeg, che ha iniziato a funzionare negli anni ’70. Nonostante la centrale sia stata dismessa, le ciminiere sono rimaste, diventando un simbolo di resistenza e di continuità.

Queste strutture industriali hanno ispirato artisti e musicisti: compaiono in video musicali degli U2 e in film come “The Van” di Roddy Doyle.

Sono state persino paragonate alla Torre Eiffel per la loro presenza dominante nel panorama urbano. 

Per molti irlandesi che tornano a casa, vedere le ciminiere dal finestrino dell’aereo è un segno che stanno per atterrare sul suolo patrio. Sono un faro che guida al ritorno, un simbolo di appartenenza.

Sono narratrici di storie, muse ispiratrici, e simboli di un passato industriale che continua a vivere nella memoria collettiva.

Guardiane rosse della città.

Un Quartiere in Continua Evoluzione

I Docklands sono un quartiere in continua evoluzione, un luogo dove il vecchio incontra il nuovo e crea qualcosa di unico. Un affascinante crocevia di storia e modernità.

IL SENTIERO DELLA MEMORIA: IL NATIONAL FAMINE WAY

Tra le pagine della storia irlandese, il National Famine Way si snoda come un nastro di memoria e riflessione. Questo sentiero storico di 165 km segue le orme di 1.490 emigranti della carestia del 1847, guidandoci in un viaggio che tocca il cuore e l’anima di chi lo percorre.

Un Cammino di Storie e Scarpe di Bronzo

Il percorso inizia a Strokestown Park, attraversando sei contee fino a raggiungere EPIC, il museo dell’emigrazione a Dublino. Lungo il cammino, più di trenta paia di scarpette di bronzo, rappresentanti i bambini dell’epoca, segnano il tragitto, invitando i passanti a una pausa contemplativa.

Dublino: Il Capolinea di un Viaggio Emotivo

Arrivando a Dublino, il National Famine Way si conclude vicino alle statue della carestia nei Docklands. Qui dove gli irlandesi tentavano fortuna negli Stati Uniti a bordo delle “navi bara”.

Il sentiero si trasforma in un ponte tra passato e presente, tra la sofferenza degli emigranti e la vivacità di una città che non dimentica.

L’App che Narra

Per chi desidera immergersi completamente nell’esperienza, l’app gratuita del National Famine Way offre racconti audio che danno voce a Daniel Tighe, un ragazzo di 12 anni sopravvissuto al viaggio, e narra la storia specifica di ogni area attraversata dal sentiero.

MOLLY MALONE: LA MUSA DI DUBLINO

Nelle trafficate strade del centro che hanno visto scrittori e poeti tracciare la storia, si erge una figura che cattura l’essenza della città con un sorriso di bronzo, un seno prosperoso e un carretto colmo di misteri. Lei è Molly Malone, e questa è la sua storia.

Una Canzone, Una Leggenda

Molly Malone, la protagonista di una canzone popolare irlandese, è diventata molto più di una semplice melodia. La sua statua, situata ora su Suffolk Street, è un punto di incontro, un simbolo, e forse, un ponte tra passato e presente. La canzone narra di una bella pescivendola che percorreva le strade della città, vendendo “cockles and mussels” (cardi e mitili), finché non fu uccisa da una febbre misteriosa.

Un Bronzo Che Parla

La statua di Molly, realizzata dall’artista Jeanne Rynhart nel 1988, è diventata famosa non solo per la sua posa accattivante ma anche per i soprannomi affettuosi (e un po’ irriverenti) che i dublinesi le hanno attribuito. “The Tart with the Cart” e “The Dish with the Fish” sono solo alcuni esempi dell’umorismo locale.

Curiosità e Capricci del Destino

Molly ha avuto la sua dose di avventure: è stata spostata per lavori stradali, ha subito atti vandalici, e persino le ruote del suo carretto sono state rubate! Ma come ogni buona musa, non si è lasciata scoraggiare. Anzi, grazie al progetto “Talking Statues”, ora può “parlare” ai visitatori attraverso uno smartphone, con la voce dell’attrice Ruth Negga che racconta la sua storia in prima persona.

Un Simbolo di Dublino

La statua di Molly Malone è più di un monumento; è un punto di riferimento culturale, un omaggio alla resilienza e allo spirito di Dublino. Che sia vera o no, Molly vive nelle strade, nei cuori dei suoi abitanti e in ogni turista che si ferma per scattare una foto con lei e, perchè no, dare una toccatina a quel prorompente seno…(dicono porti fortuna)

LUKE KELLY: LA VOCE DI DUBLINO

Nel tessuto urbano della città, dove le strade raccontano storie di musica e ribellione, sorge una statua che cattura l’anima di un’icona folk irlandese: Luke Kelly. Con la sua testa scolpita in marmo e i capelli di filo metallico. La statua celebra il cantante che con la sua voce ha segnato un’epoca.

Realizzata dall’ artista Vera Klutee inaugurata nel 2019, si trova nei pressi di Luke Kelly Park.

La scelta dei materiali parla da sola: il marmo libico per il volto, i fili metallici trattati per rappresentarne i capelli e la barba. Ogni dettaglio è un tributo alla sua personalità unica.

La posa della statua è ispirata a una perfomance di Kelly, con gli occhi chiusi mentre canta “Scorn Not His Simplicity”, una scena che evoca la passione e l’ intensità del suo essere artista.

OSCAR WILDE: L’ IMMORTALE DANDY DI DUBLINO

Tra i sentieri ombreggiati di Merrion Square Park si trova un omaggio in bronzo e pietra a uno degli spiriti più arguti che l’Irlanda abbia mai conosciuto: Oscar Wilde. La sua statua, un’opera d’arte tanto colorata quanto la sua vita, cattura l’essenza di un uomo che ha vissuto con una brillantezza senza tempo.

Creata dall’ artista Danny Osborne e inaugura nel 1997, la statua di Wilde è un mosaico di materiali provenienti da tutto il mondo: il torso è scolpito in giada nefrite verde proveniente dal Canada, le gambe in granito norvegese di colore blu e le scarpre di charnockite nera dall’ India, rifinite con punte in bronzo.

Wilde indossa anche una cravatta in porcellana smaltata, simbolo del suo legame con il Trinity College e tre anelli, quello nuzionale e due scarabei, uno per la fortuna e l’altro per la sfortuna.

Ma non è solo la statua stessa a raccontare la storia; sono i dettagli che la circondano a dare vita al racconto. Wilde è sdraiato su un grande masso di quarzo estratto dalle montagne di Wicklow, come se stesse contemplando la bellezza del parco che lo circonda.

Accanto a lui, due pilastri con statue che rappresentano la moglie incinta e nuda, Constance Lloyd e un torso maschile che simboleggia Dioniso, il dio greco del dramma e del vino.

Le iscrizioni sui pilastri sono basate su poesie di Wilde scolpite nella loro calligrafia originale.

La statua di Wilde non è solo un tributo alla sua genialità letteraria, ma anche un simbolo di come la sua città natale abbia finalmente abbracciato il suo figlio più controverso. Un tempo ostracizzato per il suo stile di vita e le sue scelte personali, oggi Wilde è celebrato come un’icona culturale, un simbolo di libertà espressiva e di sfida alle convenzioni sociali.

Quindi, la prossima volta che passeggiate per Merrion Square Park fermatevi un momento davanti a questo colorato tributo a Oscar Wilde. Riflettete sulla sua eredità, sulle sue parole che ancora risuonano, e su come, attraverso l’arte, possiamo continuare a celebrare le vite straordinarie che hanno plasmato la nostra cultura.

SGUARDI DI COMPASSIONE: CHRISTCHURCH E IL GESU’ SENZATETTO

La maestosa Christchurch, un baluardo di fede e arte che testimonia mille anni di storia.

Con le sue torri che sfidano il cielo e i suoi archi che incorniciano il passato invita i viadanti a un viaggio nel tempo, tra navate imponenti e cripte avvolte nel silenzio.

Ma è nel cortile che si nasconde una sorpresa che colpisce l’ anima: la statua di Homeless Jesus.

Un’ opera d’ arte che sfida le nostre percezioni, raffigurando il Divino in una forma umile e vulnerabile. Gesù, non più Re dei Re, ma un senzatetto che riposa su una panchina, ci ricorda che la sacralità si trova nelle esperienze più umane e terrene.

Questa statua. creata dallo sculture canadese Timothy Schmalz, è più di un semplice pezzo d’ arte; è un invito alla riflessione, un monito a non dimenticare coloro che la società tende a ignorare.

E’ un simbolo potente che interpella i passanti, chiedendo loro di guardare oltre le apparenze e di riconoscere la dignità in ogni essere umano.

Christchurch e “Homeless Jesus” insieme rappresentano un connubio tra bellezza e insegnamento, tra storia e attualità, offrendo ai visitatori non solo una lezione di architettura ma anche una lezione di vita.

LA CATTEDRALE DI SAN PATRIZIO: CUORE SPIRITUALE DI DUBLINO

Tra le case in mattoni rossi e uno splendido prato dall’ erba verde smeraldo, spicca imponente la Cattedrale di San Patrizio. Monumento, testimone di oltre otto secoli di vicende, è un santuario di fede e arte gotica.

Fondata nel 1191, la St. Patrick’s non è solo un edificio religioso, ma un palcoscenico su cui si sono svolti atti cruciali della storia irlandese. Qui, tra le sue navate gotiche, si respira l’ aria di un tempo in cui cavalieri e santi camminavano le stesse pietre che oggi calpestiamo.

Ma non lasciatevi ingannare dalla sua venerabile età; la St. Patrick’s è anche un luogo di vibrante vitalità. Con eventi che spaziano da concerti a lume di candela a rappresentazioni operistiche, la cattedrale si anima, diventando un teatro di luci e melodie che incantano i visitatori.

St. Patrick’s Park: Un Angolo di Pace

Il Parco di St. Patrick! Un’oasi verde. Immagina un luogo dove il verde dei prati si mescola con il rosso dei mattoni e il grigio delle antiche pietre, dove ogni passo ti porta indietro nel tempo, fin da quando San Patrizio stesso battezzava i primi cristiani irlandesi con l’ acqua del fiume Poddle. 

Il parco, completato nel 1904, è un palcoscenico all’ aperto dove la letteratura irlandese viene celebrata nella “Literary Parade”, una serie di sculture che rendono omaggio ai giganti della letteratura irlandese come James Joyce o Oscar Wilde, immortalati in bronzo e raccontati in brevi biografie.

Un ritrovo per chi cerca un attimo di pace dalla frenesia cittadina, un luogo dove turisti e dublinesi si stendono per godersi un momento di relax o un picnic improvvisato. E per chi ama l’arte, il mercato di St. Patrick Park offre tesori artigianali e libri, un piccolo paradiso per gli amanti del bello.

Un cuore verde che batte forte, un luogo dove ogni visitatore può trovare un angolo personale di serenità e ispirazione, proprio all’ombra della maestosa St. Patrick’s Cathedral.

HOWTH: ECHI DI LEGGENDE TRA IL SUSSURRO DELLE ONDE

Se volete vedere uno “spaccato” d’ Irlanda senza allontanarvi troppo dalla capitale, Howth è la metà perfetta a solo mezz’ora di treno.

Nascosto tra le pieghe della costa irlandese, Howth è un capitolo vivente di un’antica saga. Questo villaggio di pescatori non è solo un gioiello della natura, ma anche una fusione di storie e leggende che si intrecciano con la realtà.

Il Faro: Guardiano di Luce e Misteri

Il faro di Howth, con la sua luce pulsante, è da secoli una sentinella per i marinai. Secondo la leggenda, il faro è anche custode di segreti antichi, sussurrati dal vento e protetti dalle onde. Si dice che nelle notti di tempesta, la luce si intensifichi, guidando non solo le navi ma anche le anime perdute verso la salvezza.

Fu proprio qui che, nel 1914, l’autore Erskine Childers sbarcò con un carico di armi per i volontari irlandesi, un evento che avrebbe lasciato un segno indelebile nella lotta per l’indipendenza dell’Irlanda.

Le Foche di Howth: Messaggere del Mare

Le foche, con i loro occhi curiosi, sono molto più di semplici abitanti del porto. Una leggenda narra che siano le reincarnazioni di marinai naufragati, condannati a vivere tra le onde fino a quando non avranno espiato i loro errori. Eppure, con la loro presenza, sembrano portare gioia piuttosto che tristezza ai visitatori che le ammirano.

Non sono per nulla timide. Spesso si possono vedere nuotare vicino ai pescherecci, sperando in un boccone di pesce fresco o prendere il sole sulle rocce, indifferenti agli sguardi ammirati dei passanti. La loro presenza è così iconica che il villaggio stesso sembra averle adottate come mascotte non ufficiali, simboli di una natura incontaminata che ancora resiste al fianco dell’umanità.

Scogliere di Howth: Percorsi Incantati

Le scogliere di Howth sono il palcoscenico di molte storie. Tra queste, spicca la leggenda di Grace O’Malley, la regina dei pirati, che rapì l’erede del castello di Howth. Si racconta che, in segno di ospitalità perpetua, un posto a tavola sia sempre riservato all’ ospite inatteso, proprio come promesso a Grace dopo il ritorno dell’ erede.

Il Cielo d’Irlanda: Un Dipinto tra le Stelle

Ma è camminando tra queste scogliere o verso il faro che si capisce l’ essenza della canzone di Fiorella Mannoia che celebra questa meraviglia naturale con parole che evocano bellezza selvaggia e poetica dell’ isola.

“Il cielo d’Irlanda è una tela che cattura l’immaginazione, un quadro vivente che si tinge di sfumature infinite. E’ un oceano di nuvole e luce, un tappetto che corre veloce sotto il vento impetuoso. “

Il cielo irlandese riflette le emozioni e le esperienze delle persone, annegato nel verde e coperto di blu, simboleggiando il forte legame tra la natura e l’ anima irlandese

E’ un cielo che parla di Dio che suona la fisarmonica, aprendosi e chiudendosi al ritmo della musica, un invito a riconoscere e custodire la bellezza del creato nel cuore.

E’ più di un semplice sfondo, un protagonista che accompagna i viaggiatori con la sua presenza mutevole, un compagno che racconta storie di tempi antichi e di sogni futuri. Un simbolo di libertà e di speranza, un promemoria che, nonostante le tempeste, il sole tornerà a brillare.

Un Invito alla Scoperta.

Howth non è solo un luogo da visitare, ma un’esperienza da vivere. Ogni passo lungo le sue scogliere, ogni sguardo alle foche che giocano tra le barche, ogni momento trascorso sotto il faro è un tuffo in un mondo dove la storia si fonde con il mito e la realtà si colora di leggenda.:

IL TRINITY COLLEGE: TRA INCANTESIMI E SAGGEZZA

Benvenuti nell’ essenza vitale dell’antica Dublino, dove la storia si intreccia con la leggenda e la conoscenza si bagna di mistero. Un luogo dove le menti più brillanti hanno calcato i corridoi e i segreti si nascondono tra le pagine di libri antichi. Parliamo del Trinity College, l’istituzione che è un vero e proprio calderone di cultura e prestigio.

Un Pizzico di Storia

Fondato nel 1592 per volere di Elsabetta , il Trinity College è il più antico d’Irlanda e uno dei più rinomati al mondo. Immaginatevi a passeggiare tra gli edifici storici, dove il passato incontra il presente e il futuro si scrive ogni giorno.Qui tra le aule e i prati verdi, si sono formate alcune delle menti più eccelse come Jonathan Swift, Oscar Wilde e Samuel Beckett.

La Magia del Libro di Kells

Nel cuore del campus si trova un tesoro di inestimabile valore: il Libro di Kells. Realizzato intorno all’800, è un capolavoro dell’arte celtica che incanta chiunque lo osservi. Le sue pagine, riccamente decorate, racchiudono i quattro Vangeli in latino, ma è la loro bellezza a renderli un vero sortilegio per gli occhi.

Ogni pagina è un labirinto di simboli, dove ogni curva e ogni linea sembrano sbibigliare segreti antichi.

Ma chi erano i monaci che hanno dedicato la loro vita a creare tale bellezza? Quali erano le loro speranze, i lori sogni, le loro preghiere mentre tracciavano ogni lettera e ogni miniatura? Il libro di Kells è un ponte tra cielo e terra, un dialogo tra l’ uomo e il divino, intriso di devozione e mistero.

(Foto dal web)

Oggi, possiamo solo immaginare le mani tremanti e gli occhi affatticati di quei monaci irlandesi mentre lavorano alla luce fioca delle candele, in un mondo lontano anni-luce dal nostro.

Eppure, attraverso il libro, possiamo toccare quella realtà distante, sentire il palpito di un’epoca che ancora vive nelle sue pagine.

(Foto dal web)

No è solo un manoscritto; è un viaggio attraverso la storia, l’ arte e la spiritualità. E’ un invito a meravigliarsi, a riflettere, e forse, a trovare un pò di magia nelle nostre vite frenetiche.

Un promemoria che la bellezza e il mistero sono sempre intorno a noi, aspettando solo di essere scoperti.

L’Old Library: Una Cattedrale di Libri

E poi c’è lei, l‘Old Library. La più grande d’ Irlanda e ospita circa 4,5 milioni di libri.

La Long Room è la principale sala dell’ Old Library.

Costruita tra il 1712 e il 1732, riceve dal 1801 una copia di ogni libro pubblicato in Gran Bretagna e Irlanda. Questa impressionante collezione e l’architettura storica della biblioteca la rendono un luogo di grande interesse sia per gli appassionati di letteratura che per i fan di Harry Potter.

Entrare nella Long Room è come varcare la soglia di un mondo parallelo. Con i suoi soffitti a volta e scaffali che custodiscono oltre 200.000 volumi antichi, questo luogo sembra sospeso nel tempo. Qui, il profumo della carta antica si mescola con il legno lucidato, creando un’atmosfera da vera e propria cattedrale del sapere.

Gaia: Un Soffio di Vita nell’Antica Biblioteca

Nel silenzio solenne dell’Old Library del Trinity College, tra antichi tomi e scaffali di legno, si è posata una visione celestiale: Gaia, una scultura illuminata della Terra, sospesa come un gioiello nel cuore della Long Room. Quest’ opera, creata dall’ artista Luke Jerram, è una rappresentazione dettagliata del nostro pianeta, basata su immagini della NASA.

Con Gaia, Jerram ci invita a riflettere sulla salute del nostro pianeta, ispirando i visitatori a interrogarsi sul proprio ruolo individuale e collettivo nella cura della Terra. L’ installazione che sarà esposta fino al settembre 2024, si allinea perfettamente con il progetto di ristrutturazione dell’ Old Library, mirato a salvaguardare l’edificio del XVIII secolo e a conservare le sue preziose collezioni per le generazioni future.

La presenza di Gaia in questo tempio del sapere non è solo un trionfo estetico, ma anche un monito: come i libri custoditi per secoli, anche il nostro pianeta richiede cura e attenzione per preservare la sua bellezza e fragilità. È un invito a guardare la Terra non solo come il suolo che calpestiamo, ma come la casa che condividiamo, meritevole di essere protetta e ammirata.

Curiosità e Leggende

Il Trinity College non è solo studio e ricerca. È anche un luogo di leggende e aneddoti. Si dice che se uno studente dovesse passare sotto il campanile mentre suonano le campane, non passerà l’ esame.

E’ più di un’università; è un capitolo vivente della storia irlandese, un luogo dove ogni pietra e ogni libro ha una storia da raccontare. È un mondo dove la saggezza antica incontra l’innovazione e dove la magia sembra davvero possibile.

LA GUINNESS: UN SORSO D’IRLANDA

Ah, la Guinness! Quella bevanda scura che fa capolino in ogni angolo di Dublino, come un vecchio amico che non vedi l’ora di incontrare. Ma cosa rappresenta per gli irlandesi? È solo una birra o c’è di più?

Un Tocco di Malto: Per cominciare, la Guinness è come il pane quotidiano, ma in forma liquida e con un po’ più di schiuma. È quella compagna di serate che non giudica mai, pronta a scivolare giù per la gola con la sua veste nera e il suo cappello bianco.

Un Pizzico di Storia:

 la leggenda narra che Arthur Guiness, con un contratto di affitto di 9000 anni sotto il braccio, abbia dato vita alla birra che definirebbe un’ epoca. Nata nel 1759, la Guinness ha visto più storia di qualsiasi libro potrebbe raccontare. È stata testimone di rivoluzioni e festeggiamenti, di momenti bui e giorni di gloria.

Un Sorriso in un Bicchiere: è quella scusa per dire “Facciamo un salto al pub?” anche quando sai che non ne hai bisogno. È quella risata che segue il primo sorso, quel momento in cui tutto sembra un po’ più brillante, un po’ più irlandese.

Un Legame Semplice: Gli irlandesi non hanno bisogno di grandi motivi per amare la Guinness. È parte della loro vita come il verde è parte dei loro prati o come la nazionale di rugby.

Non è questione di orgoglio o di patrimonio; è semplicemente buona compagnia.

E’ un po’ come quel vecchio cappello comodo che non vuoi buttare via. Non perché sia alla moda o perché costa tanto, ma perché quando lo indossi, ti senti a casa.

un viaggio nella Guinness Storehouse:

Immaginate di entrare in un tempio dedicato alla celebre “pinta nera”. La Guinness Storehouse si erge come un faro di tradizione e innovazione. Qui, le antiche ricette incontrano la tecnologia moderna, e ogni visitatore può diventare un esperto dell’iconica stout irlandese.

Ma la vera magia avviene al settimo piano, nel Gravity Bar, dove il panorama di Dublino si svela in tutta la sua gloria. È qui che si impara l’arte di spillare la Guinness: una procedura quasi cerimoniale che richiede pazienza, precisione e un pizzico di orgoglio irlandese.

Passo 1: La Scelta del Bicchiere Il bicchiere deve essere pulito, asciutto e della forma giusta. La classica pinta a tulipano non è solo estetica, ma aiuta a sviluppare la schiuma perfetta.

Passo 2: L’Inclinazione Inclinare il bicchiere a 45 gradi non è solo per stile. Questa angolazione è essenziale per permettere alla birra di “abbracciare” il bicchiere, creando la base per la schiuma cremosa.

Passo 3: La Spillatura La leva viene tirata lentamente verso di sé, e la birra scura inizia a fluire come un torrente di seta. La pazienza è chiave; la fretta è nemica della perfezione.

Passo 4: La Pausa Quando la birra raggiunge il segno dorato sul bicchiere, è tempo di una pausa. La birra si deposita, la schiuma si separa, e il bicchiere si prepara per il gran finale.

Passo 5: Il Top Off Dopo la pausa, il bicchiere viene raddrizzato e la leva spinta lentamente indietro per riempire il bicchiere fino all’orlo. La schiuma si alza come una nuvola sopra il bordo, ma non trabocca mai.

E così, con cinque semplici passi, si crea una pinta di Guinness che è più di una bevanda: è un’opera d’arte. Ogni sorso è un viaggio attraverso la storia e la cultura irlandese, un tributo alla “magia nera” che continua a incantare il mondo.

VERDE URBANO: ALLA SCOPERTA DI PHOENIX PARK

Quando si pensa a Dublino, è facile immaginare pub accoglienti, strade acciottolate e la vivace musica tradizionale irlandese. Ma c’è un luogo dove la città mostra un altro volto, più tranquillo e rigoglioso: il Phoenix Park.

Un parco con una storia: non è solo il più grande parco d’ Europa e quasi il doppio del Central Park ma è anche un capitolo vivente della storia di Dublino. Creato nel 1662 come riserva di daini e aperto al pubblico nel 1745, questo spazio verde è un testimone silenzioso di secoli di storia irlandese.

La Vita nel Parco: Con i suoi 700 ettari di verde è un vero e proprio rifugio per la fauna selvatica, inclusa una grande mandria di daini che pascolano liberamente tra i prati. Ma non è tutto: il parco ospita anche la residenza del presidente irlandese e l’ambasciata americana, oltre ai monumenti storici come l’ obelisco Wellington.

Un Incontro con la Natura: Il parco è anche famoso per i suoi giardini vittoriani, un’ esplosione di colori e profumi che risalgono al 1840 e per lo zoo, uno dei più antichi d’ Europa, dove si dice sia cresciuto il leone della MGM

In conclusione, Phoenix Park non è solo un parco, è un’esperienza. È un luogo dove la storia, la natura e la cultura si incontrano, regalando ai visitatori un assaggio unico della vita dublinese.

Ahinoi, il tempo sta per scadere… Alle 15 abbiamo un taxi pronto ad aspettarci per l’ aereoporto!!! Come sempre accade le 48 ore passano troppo veloci e come sempre accade concludiamo con la solita frase:”Quando possiamo tornare?”. Un altro luogo… Altri ricordi… Altre esperienze che ci porteremo nel cuore e che solo un viaggio sa regalare… Viaggiate… Scoprire il mondo è la cosa più bella che ci può capitare nella vita!

INFORMAZIONI UTILI:

I PUBS:

Voglio che lo sappiate, cari i miei fedeli lettori, ero pronto a sacrificarmi anche contro la mia volontà, per provare più Pub possibili (Dublino ne ha 666!!!) ma purtroppo sono stato ostacolato da “una personcina”che per motivi di privacy,sennò gli haters si scatenano, non menzionerò.

Comunque ho fatto un discreto lavoro.

Ve ne nominò 4 tra quelli che più mi hanno colpito.

OLIVER ST. JOHN GOGARTYS:  Il Pub che Incarna lo Spirito di Dublino

Nel vivace cuore di Temple Bar, il quartiere culturale di Dublino, si trova un pub che è più di un semplice locale: è un’istituzione.

Le sessioni di musica live e l’ atmosfera che si respira offre un’ esperienza autenticamente irlandese.

Servizio amichevole e paziente…

Noi abbiamo cenato, una Chowder da dividerci e una fishcake a testa. Cucina discreta

O’ DONOGHUE’S PUB Un Tuffo nella Musica e Cultura Irlandese

A pochi passi dal verde St. Stephen’s Green, si trova un angolo di storia e tradizione: l’O’Donoghue’s Pub. Fondato nel 1789 come negozio di alimentari e trasformato in pub nel 1934, questo locale non è solo un bar ma un vero e proprio simbolo della cultura locale.

Conosciuto per essere il luogo di nascita del famoso gruppo folk: ” The Dubliners” degli anni 60, è palcoscenico di musica irlandese sette sere a settimana attirando centinaia di persone.

L’interno del pub è un museo vivente, con le pareti adornate di foto e disegni di musicisti irlandesi che hanno fatto la storia. 

Una visita è d’ obbligo.

Wrights Findlater: Il Cuore di Howth

Nel porto del villaggio di Howth, ci siamo fermati solo per una pausa-Guiness ma d’ istinto meritava anche un pranzetto. Spettacolare la vista sul porto e sulla Baia di Dublino.

THE CHURCH CAFE’ BAR: Dove il Sacro Incontra il Profano

Questo locale unico, ha sede in una chiesa del XVII secolo, la St. Mary’s Church, che è stata sapientamente convertita in un bar e ristorante contemporaneo mantenendo intatto il suo fascino storico.

La struttura è un esempio di restauro sensibile, dove ogni dettaglio è stato curato per preservare l’eredità di questo edificio storico. 

The Church è più di un semplice bar: è un istituzione che celebra la Guinness, non solo come bevanda ma anche come storia di Dublino, essendo stato sede del matrimonio di Arthur Guinness e Olivia Whitmore.

Noi abbiamo prenotato in anticipo nella zona chiamata “The Gallery”, sicuramente la più affascinante.

Cena così così: calamari fritti come antipasto e lo stufato irlandese come secondo. Per Anny Fish and Chips. (Ne abbiamo assaggiati sicuramente di più buoni)

LA COLAZIONE:

Ci siamo concessi anche una colazione in stile “british” al Queen of Tart. Accattivante e dignitosa… Un ottimo pasto a suon di apple cake per Anny e la Irish breakfast per me.

PRENOTAZIONI ATTRAZIONI:

Il Trinity l’abbiamo prenotato da casa e comprendeva: ingresso all’Old Library (Occhio che i libri son presenti solo nelle prime 2 nicchie, per via di un imponente progetto di restauro), l’esperienza del Book of Kells e una piccola mostra multimediale nel cortile del college.

Prenotata da casa anche l’entrata alla Guinnes (durante la settimana costa meno) ma da buon fotografo forse avrei preferito godermi da lì un bel tramonto. Con l’ingresso ti danno una pinta da bere al Gravity Bar.

MEZZI DI TRASPORTO:

L’ abbiamo girata praticamente a piedi, l’ unico mezzo preso è stato il treno (DART) dalla stazione di Tara Street fino Howth che è il capolinea: costo 5 euro a persona A/R

Da e Per l’ aereoporto: all’ andata abbiamo preso il Dublin Express che ci ha portati fino al Trinity College, costo 10 euro a persona. Al ritorno abbiamo preferito un più comodo taxi, costo 30 euro. Quindi se siete una piccola comitiva valutate bene cosa conviene prendere.

DOVE ABBIAMO DORMITO:

Un dignitoso Premier Inn in zona Temple Bar. Personale gentilissimo, camera spaziosa e pulita.